Internet Festival 2026: quando la tecnologia chiede saggezza

La parola chiave del festival, #saggezza, dentro un'etichetta dal bordo dorato.

Pisa, 11 ottobre 2026. Si chiude oggi la sedicesima edizione dell’Internet Festival, in città da giovedì 8 ottobre. Il titolo è quello di sempre, Forme di Futuro. La parola chiave di quest’anno invece sorprende, per un festival di tecnologia: #saggezza.

Non velocità, non potenza, non disruption. Saggezza: cioè la capacità di chiedersi che cosa fare di ciò che sappiamo costruire.

Quattro giorni, in breve

Il programma si è distribuito in oltre dieci sedi della città e in sette percorsi: società, diritti ed etica; ricerca, dati e sicurezza; cultura e media; pubblica amministrazione; economia, impresa e lavoro; green tech e sostenibilità; e i T-Tour, i laboratori per le scuole.

  • Giovedì 8 — La giornata dedicata alle imprese, alla Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest, con voci come Cosimo Accoto, Luca De Biase e Matteo Flora.
  • Venerdì 9 — Al Cinema Arsenale gli studenti delle superiori a confronto sul carcere e su come i media lo raccontano; alla Casa Circondariale Don Bosco la Lisistrata di Aristofane; alla Scuola Superiore Sant’Anna l’appuntamento di SmartLaw su diritto e digitale.
  • Sabato 10 — Alle Benedettine la giornata più densa: l’umanesimo digitale nell’era dell’intelligenza artificiale, gli algoritmi in guerra, «la misura del mondo» al tempo dell’IA. La sera, al Teatro Nuovo, il concerto di Daoud con Pisa Jazz: La saggezza dell’imperfezione.
  • Domenica 11 — Ancora alle Benedettine gli incontri del pomeriggio, da Geografie fragili alle regole del lavoro sulle piattaforme, e il finale con il dj-set alle Logge dei Banchi.

Attorno agli incontri, le cose da vedere e da toccare: il robot umanoide Abel del Centro Piaggio dell’Università di Pisa al Cinema Arsenale, la mostra Worlds so close di Francesco Moretti — con un drone chiuso in una gabbia e un cartello che dice «do not feed the animal» — e i dieci giovani creativi europei in residenza per Data Conversations.

Perché interessa a chi fa il salto dal BIT all’EBIT

Chi viene dalla ricerca è allenato a una domanda: si può fare? È una domanda bellissima, e quasi sempre la risposta arriva dal laboratorio.

Il mercato ne aggiunge una seconda: qualcuno ne ha abbastanza bisogno da cambiare comportamento? È la distanza tra valore scientifico e valore di mercato.

Un festival che sceglie la saggezza come filo conduttore ne mette sul tavolo una terza: che cosa succede dopo, a chi la userà e a chi le sta intorno? Non è una domanda da convegno. Per chi costruisce un prodotto è una domanda di progetto, e conviene farsela presto: rispondere dopo, quando la tecnologia è già in mano ai clienti, costa molto di più.

Saper costruire una cosa, saperla vendere e sapere che cosa ne verrà sono tre competenze diverse. Un’impresa che dura le tiene insieme.

Il festival non finisce del tutto oggi: una parte degli appuntamenti prosegue online fino a dicembre. La domanda, invece, resta a chi sta lavorando alla propria tecnologia: la terza, voi, a che punto del progetto ve la siete fatta?

Continua il percorso

Un buon founder tecnico impara a cambiare prospettiva.

Torna al diario